Ri-pensare la psicopatologia: sguardo al contesto e al concetto.

Massimo Esposito, Emanuele Guarracino, Roberta Zaratti

Abstract
Il lavoro prende in considerazione sia l'attuale crisi dei modelli diagnostici, sia (e soprattutto) gli stessi modelli naturalistici e meccanicistici caratterizzanti la conoscenza scientifica in ambito psicologico.
Il filo rosso che guida la riflessione e la ri-lettura della storia della psicopatologia è l'accettazione della complessità e dell'indeterminatezza del fenomeno psicologico umano. Il percorso che si delinea si avvicina alla prospettiva costruttivista (Armezzani 2004). Prospettiva che impone un ripensamento radicale della ricerca psicologica e sociale attraverso la rivisitazione del concetto stesso di scientificità. Il ricercatore-clinico, è chiamato in causa, in prima persona; l'obiettivo che si persegue è la costruzione di una scienza dell'esperienza, dove in primo piano non troviamo più l'oggettività delle evidenze ma la consapevolezza che l'orizzonte che osservo è un incrocio di indefinite prospettive. L'oggettività perde il valore di verità assoluta, la spiegazione scientifica, all'interno del costruttivismo, abbandona la visione impersonale, in terza persona ("sguardo da nessun luogo " di cui parla Nagel), per recuperare il vissuto e il valore di chi è inevitabilmente coinvolto nella descrizione del fenomeno che osserva (1^ persona).
La crisi della categorizzazione del disagio mentale (DSM) e la ri-lettura offertaci da Foucault, impostano il problema e ci permettono un'osservazione sulla psicopatologia e sulla diagnosi non solo dal punto di vista teorico-scientifico ma anche storico-culturale.
L'obiettivo, attraverso una meta-riflessione sulla storia della psicopatologia, è quello di poter estendere l'orizzonte di studio e la comprensione della sofferenza umana.

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